Notizie | sabato 30 dicembre 2017

BUON 2018: CINQUE GRANDI CAMPIONI DI UMANITA’ DA RICORDARE

Bessim Sina, Remo Polliotto, Bruno Poy, Francesco Corica e Rosaria Cigliano: storie di carità cristiana fatta persona.   Di Maurizio Scandurra

 




Fine anno, tempo di auguri, di feste, di panettoni e danze sfrenate fino a notte fonda. Ma, anche e soprattutto, di bilanci. Di memoria e affettuosi omaggi a persone di grande caratura che questa volta non potranno, come di consueto, festeggiare con chi li ama l’arrivo di altri 365 giorni tutti da scoprire e da vivere con il consueto brindisi augurale.

E il pensiero, infatti, in questo periodo di consuntivi e buoni propositi, vola dritto a quelle figure care che sono entrate, a pieno titolo, nella Vita Eterna in comunione con Dio.

Ne ricorderò 5, che ho conosciuto personalmente, meritevoli di doverosa menzione per aver esercitato con coerenza, coraggio e costanza le virtù che conducono dritti alla porta del Cielo. E, per farlo, andrò in rigoroso ordine cronologico di commiato, nel pieno rispetto di tutti, senza distinzioni.

Era il 6 gennaio del 2017 quando, a metà mattina scompariva, per via di un male terribile, inaspettato e altrettanto improvviso che l’aveva inspiegabilmente colpito appena un mese prima, Bessim Sina. Un uomo buono, perbene. Una roccia di salute che, ai primi anni ’90, lasciava - povero di tutto - un’Albania priva di prospettive per approdare fiducioso in Italia, ricco soltanto della sua onestà e di una immensa grande voglia di fare. Di costruire un futuro migliore per sé e i propri cari.

Che, in pochi anni, gli consentirà di ricongiungere la famiglia tutta con la moglie Virginia e due figlie (la terza ha fatto carriera come insegnante nel paese d’origine), dando loro con dignità benessere, futuro e prospettive. A loro, come anche al resto di parenti e amici della terra d’origine.

Bessim è l’unico albanese che parlava, in maniera scherzosa, anche il piemontese, con una simpatia viscerale e innata. Un perfetto esempio di altruismo e integrazione riuscita, amato e stimato da tutti, il cui ricordo supera ogni dolore.

Il 4 febbraio, invece, è salito alla volta del Paradiso Remo Polliotto. Un uomo tutto casa, famiglia, figli e lavoro, di grande fede, umiltà e sana operosità. Uno di quegli imprenditori che hanno affrontato a testa alta il travaglio del Secondo Conflitto Mondiale, spendendo tutto sé stesso nella ricostruzione di un domani realmente degno di questo nome. E facendo, per via di questo, la differenza.

A Pinerolo, nel Torinese, ha creato nel tempo e dà tuttora moltissimo lavoro in campo edilizio, fondatore di una delle aziende del settore storiche e meglio avviate di quella zona del Piemonte.

La chiesa gremita all’inverosimile nel giorno del suo ultimo saluto, compresa la presenza di moltissime autorità, forze di Polizia e pubblici ufficiali, testimonia la gratitudine traboccante e sentita che la gente del suo territorio ha tributato a cuore aperto a quest’uomo illuminato e altrettanto amato, papà di uno dei migliori legali e consiglieri di amministrazione italiani: Patrizia Polliotto, donna competente e generosa, proprio come il caro genitore, di cui incarna i tratti migliori.

Alle idi di marzo, invece, il 15 (giorno in cui spirò anche Giulio Cesare), prendeva il volo nella Luce Eterna Bruno Poy, dopo 7 mesi di agonia senza scampo. Torinese di nascita, ma vercellese d’adozione da sempre, è stato un grande avvocato e acuto uomo politico del nostro Paese, legatissimo a quel caratteristico ‘mare a quadretti’ delle risaie, alla fede (devoto com’era alla Madonna del Buon Consiglio) e alle tradizioni di quella caratteristica fetta allagata di Piemonte.

Amava i poveri, gli ultimi, ed eccelleva – oltre che giuridicamente, a livello intellettuale – anche per via di un alto senso della morale cristiana che lo portava, spesso, a intraprendere difficili e ardue battaglie di giustizia: rinunciando – il più delle volte – alle parcelle, quando si trattava di sofferenti, emarginati, indigenti.

Un autentico signore e signor professionista, che il Padre Eterno ha scelto di avocare a sé troppo presto, a soli 61 anni: perché, si sa, Dio è geloso dei propri campioni, e li vuole tutti al Suo fianco, nella Gloria dei Cieli, insieme a Lui, come del resto è giusto che sia.

Il 9 ottobre, invece, a salire ancor giovane la scala del Regno Eterno è stato Francesco Corica. Di Settimo Torinese, 45 anni, lavorava come manovratore in uno scalo merci alla periferia del capoluogo piemontese, ove ha trascorso gli ultimi istanti della sua breve, ma nobile vita.

Francesco è cresciuto con la fede nel cuore. Paradigma riuscito di semplicità e generosità fuse equilibratamente insieme, da vent’anni e più, insieme alla moglie Pinuccia - donna piena di dignità, di voglia di vivere e amore sincero per il prossimo - faceva parte della squadra di 250 volontari dell’Associazione Onlus ‘Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione’ di Don Adriano Gennari (www.cenacoloeucaristico.it), stimato sacerdote cottolenghino torinese, collaborando attivamente nel servizio alla ‘Mensa dei Poveri’ sita in quel di San Salvario, nel cuore caldo della città difficile.

Di lui resterà il grande impegno verso gli altri. Francesco, un operaio silenzioso e costante della carità cristiana, che ha vissuto il Vangelo con coerenza sino all’ultimo, sulle orme di Don Bosco, lasciando dietro di sé, quale eredità preziosa, un sentiero ben tracciato nell’aiuto a quegli ultimi destinati, come dicono le Sacre Scritture, a pregustare la Gioia Eterna di essere i primi per sempre.

Non ha fatto in tempo, invece, per un soffio, a godere delle festività del Presepe qui in terra, perché Dio le aveva già preparato un posto speciale accanto a Sé il giorno di questo Santo Natale 2017, premiandola per tutto il Bene che ha fatto con toccante generosità. Nella notte a cavallo tra il 23 e il 24 dicembre, a volare in alto sulle ali della Vita, è stata Rosaria Cigliano.

Una donna di rara eleganza e garbo, di immensa cultura ed altrettanto evidenti capacità manageriali. Lottava strenuamente da due anni a questa parte con un male tremendo. E fino all’ultimo ha dato il meglio di sé, nella vita e nel lavoro, quale punto di riferimento indiscusso dell’arte torinese, al vertice della ‘Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura’, Ente Strumentale della ‘Compagnia di San Paolo’, all’interno della quale si è fatta apprezzare per via della grande passione, impegno ed entusiasmo sempre accesi che profondeva a piene mani in tutto quel che faceva. Ha lavorato e donato il meglio di sé sino all’ultimo.

Voglio ricordarla così, piena di fiducia nel Signore, e di speranza. Così partecipe e raccolta in adorazione eucaristica durante le Sante Messe insieme alla comunità del succitato Don Adriano Gennari (sia al Monastero Abbaziale di Casanova (a Carmagnola) che a Torino nella Chiesa del Cottolengo), amabile uomo di Dio che l’ha accompagnata con una preghiera e un sostegno amorevoli e costanti dal periodo della Santa Pasqua 2017 (da quando la incontrò, per Divina Provvidenza, la prima volta), sino al suo ultimo giorno.

A questi cinque Amici Carissimi, adorati e indimenticati, un Grazie accorato e infinito per il prezioso pezzo di strada compiuto insieme a ciascuno. Per la splendida eredità che hanno lasciato in dote a chi c’è già, e specialmente a chi verrà dopo. L’Italia che sogniamo passa attraverso testimonianze vive come queste, silenti e rumorose insieme nel gridare a gran voce – con i fatti - al mondo intero ogni giorno nel quotidiano l’Amore Vero.

Con i migliori Auguri di un Buon 2018 in Cristo Gesù: per Voi, questo, è l’inizio dell’Eternità.

E l’auspicio che, ne sono certo, saprete mettere una buona parola con l’Altissimo per noi tutti: ancora in cammino, quaggiù, e bisognosi proprio per questo di intercessione e di Luce.

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