Rubriche | sabato 23 dicembre 2017

SANREMO 2018, IL NON-FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA

La manifestazione sommersa da una pioggia incessante di critiche. Claudio Baglioni vittima del sistema.   Di Maurizio Scandurra

SANREMO 2018, IL NON-FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA

Claudio Baglioni è una persona perbene. Un signor cantautore. Soprattutto, un vero signore. Educato e gentile con tutti, al di là di ogni divismo sterile e fine a sé stesso che, fortunatamente, non gli appartiene.

Il solo, nella storia del Festival degli ultimi dieci anni, ad aver sorprendentemente e tempestivamente avvisato via sms, pochi minuti dopo la chiusura della diretta Rai in cui si è proclamato il cast, uno a uno i cantanti esclusi per un soffio dalla lista dei concorrenti ufficiali con un garbo e un affetto schietto encomiabili. Bravo, Claudio! Ben fatto. Ottimo buon esempio.

Quasi certamente anche lui ha dovuto cedere ai bocconi amari impostigli dal ‘giro romano’ della musica italiana: ovvero, gente in cerca di riciclo e di affari personali poco o quasi per nulla puramente e del tutto musicali, pronta a calpestare il prossimo, pur di apparire a ogni costo. Pur di tentare il colpaccio.

Claudio Baglioni, comunque, ha un pregio: in primis, quello di aver chiaramente lasciato fuori dalla porta rappers e youtubers…alias, la gente che, giustamente, con la musica non c’entra un bel niente.

Ma Claudio Baglioni ha anche il merito di aver cercato di mettere sul palco dell’Ariston – al prezzo di un’esagerazione smisurata di combinazioni multiple di gente che in tal conteso contesto non si vedeva più da anni – il maggior numero di artisti possibili: alcuni davvero sconosciuti, però, al grande pubblico), in nome dello show, dello spettacolo televisivo propriamente inteso, per gioia di Mamma Rai, gran patrona e maitresse dell’evento.

E allora, la colpa, di chi è? Della commissione selezionatrice che si permette – quasi fossero tutti scienziati, musicologi, maestri di vendite e di incassi di prodotti in formato cd – di offendere l’arte e il rispetto alla carriera di Loredana Bertè, imponendole una canzone di Biagio Antonacci. Una vergogna!

Dei discografici inciuciatori e per nulla intellettualmente onesti delle major che si concedono la libertà di dire ai referenti di Gatto Panceri che è vecchio, grasso, brutto e quant’altro. Questa gente si deve vergognare, è indegna di pulire con la lingua anche il più malconcio cesso di una stazione ferroviaria abbandonata in chissà quale sperduta periferia metropolitana reduce da un disastro atomico alla Ken il guerriero.

Esclusi Riccardo Fogli e Roberto Facchinetti – bravi, gentili, umili e simpatici entrambi - tra i big avanti con gli anni e non solo, ma le avete viste le facce dei cantanti in gara? Pure pietre tombali tirate a lucido, la maggior parte di essi, salvo rarissime eccezioni.

Mai un simile pletora di calvi e altrettanto rasati avevano mai prima d’ora invaso il palco del teatro canoro più ambito d’Italia: se davvero c’è rispetto per il valore, il lavoro e il ruolo di tutti indipendentemente dall’immagine (come dovrebbe essere sempre, solo Dio è Giudice, sia chiaro), perché gli altri sì e il buon Gatto Panceri no? Mistero della… (no, la fede no. Non scomodiamo il Padre Eterno per le canzonette. Ma una cosa la dico: sono certo che se, in Rai per Sanremo, ci fosse stato il buon Gesù, quelli della commissione li avrebbe sbattuti tutti fuori a calci nel sedere dai palazzi del potere, esattamente come fece nei Vangeli 2000 e passa anni fa nel tempio).

Sanremopoli colpisce ancora. Chissà per quanto ancora colpirà nuovamente, se non cambiano le cose. Se qualcuno non fa saltare il banco, scoperchiando un maleodorante e marcio vaso di Pandora che puzza indefesso da troppo tempo.

Questo Festival ha già perso ancora prima di cominciare. E se Baglioni resta Baglioni – com’è giusto che sia, lui è davvero un uomo di classe e un artista vero -, per la kermesse ligure urgono cure urgenti. Altrimenti, la sola alternativa è il coma irreversibile. La morte, civile e non.

Attendiamo già il 2019. Tanto vi dovevo. Fiduciosi nella Risurrezione. Intanto, però, godiamoci in serenità il Santo Natale. Auguri a Tutti. Vostro, Maurizio.

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