Rubriche | domenica 08 ottobre 2017

I nostri conti correnti sono al sicuro? Ecco come funziona il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi

I conti correnti sono garantiti dal fondo fino a 100.000,00 euro. Vediamo come opera questa garanzia e cerchiamo di capire quanto sarebbe efficace in caso di default di una banca.

Tra gli strumenti che non rientrano - almeno a livello normativo - tra quelli che potrebbero venire azzerati in caso di dissesto della banca ci sono i conti correnti, i depositi bancari e i famosi conti deposito che vengono considerati un porto sicuro dai risparmiatori più prudenti nelle fasi di incertezza dei mercati. In particolare abbiamo visto come tali strumenti siano protetti, fino alla soglia di 100.000,00 euro dal FITD (fondo interbancario di tutela dei depositi) Per questione di semplicità ed esigenze editoriali mi sono limitato ad accennare all'esistenza di questo presidio; dopo l'articolo delle settimana scorsa, molti risparmiatori mi hanno chiesto informazioni più dettagliate sul funzionamento di questo fondo e su quanto fosse affidabile questa tutela. Lo scopo di questa rubrica settimanale è quello di affrontare gli argomenti in modo semplice e comprensibile ai non addetti ai lavori, cercando al contempo di soddisfare chi cerca una informazione completa e trasparente. Anche per questo tema complesso cercherò di rispettare le stesse regole di base invitandovi a scrivermi, per ogni necessità o chiarimento ulteriore Cos'è il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Il F.I.T.D. è un presidio istituito nel 1987 per tutelare i depositi dei correntisti (privati e imprese) fino a 200 milioni di lire - cifra poi convertita nell'importo di €100.000,00 La denominazione di "fondo" è in parte impropria in quanto non si tratta di un vero e proprio fondo con vera disponibilità economica in cassa. Fino ad oggi è stato infatti un accordo con cui le banche aderenti si impegnano a versare una determinata cifra (concordata in base alle proprie dimensioni) in caso di necessità. ( per le banche di Credito Cooperativo esiste un istituto parallelo denominato Fondo di Garanzia del Credito Cooperativo) In pratica il fondo serve ad evitare il panico e la corsa agli sportelli in caso di dissesti bancari, e a preservare così la stabilità del sistema. Cosa garantisce il Fondo di Tutela dei Depositi. - Il fondo garantisce i conti correnti,i conti deposito (vincolati o liberi), gli assegni circolari e i certificati di deposito nominativi. (No obbligazioni e pronti contro termine, che restano legati alla solvibilità del singolo istituto. Anche i fidi e i castelletti, per quanto importanti, non sono tutelati dal fondo)

 

- La garanzia copre i depositi fino a 100.000,00 euro per depositante e per banca.

A titolo di esempio, per un conto con due intestatari, il fondo risponde fino ad una giacenza di € 200.000,00 (cento per ciascuno); anche caso di un risparmiatore con due conti presso due diverse banche la garanzia viene elevata a 200.000,00 euro. Diverso invece il caso di un risparmiatore che abbia due conti presso il medesimo istituto; in questo caso la garanzia complessiva è limitata a 100.000,00 euro.

- La garanzia viene attivata in automatico (Direttiva 2014/49/UE) e non occorre alcuna iniziativa da parte del depositante, né è necessario attendere la trafila burocratica ed amministrativa prevista per le operazioni di eventuale liquidazione dell'istituto.


Quanto è "sicuro" il Fondo di Tutela dei Depositi. 

Questo è l'aspetto più complesso ed interessante della questione 

Sulla carta il fondo copre le tipologie che ho descritto sopra nelle modalità che abbiamo visto, ma in caso di effettiva necessità l'argomento diventa più complesso.

Come regola generale consiglio sempre ai risparmiatori di distinguere tra quanto la legge e gli accordi prevedono (garanzia teorica) e la capacità del garante di coprire le promesse con il proprio denaro (solidità effettiva)

Come ho già detto nella puntata relativa alle obbligazioni, se non esiste il denaro per far fronte ad una garanzia, la garanzia rimane uno scritto sulla carta, vincolante ma inefficace.

Le informazioni relative al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi sono un argomento poco noto e poco trattato, ma non si tratta di un "segreto di Stato"; analizzando la relazione all'ultimo bilancio del Fondo (2016) apprendiamo che:


A - La componente che le banche sono chiamate ad accantonare "ex ante" dovrà raggiungere il livello pari allo 0,8% dei depositi entro il 2024, nel frattempo le banche risponderanno "a chiamata" con un importo non superiore alo 0,5% dei depositi garantiti dal fondo. La dotazione effettiva è quindi molto inferiore ai depositi che si propone di garantire.

B - Con la normativa introdotta nel 2016 il fondo sta provvedendo gradualmente ad adottare misure di contenimento del rischio e di prevenzione delle crisi maggiormente efficace, in linea con le nuove regole normative.

C - Nel corso del 2016 al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi è stato attribuito l'onere ulteriore del Fondo di Solidarietà per gli obbligazionisti delle quattro banche, evento che ha ulteriormente ridotto la capienza effettiva del fondo, suscitando varie polemiche.

Il testo completo del bilancio e dalla relazione sono disponibili sul sito internet e presso la sede del fondo.

Giova ricordare che lo stesso presidente del fondo Maccarone ha recentemente dichiarato che "Le casse sono vuote e contribuiscono a renderle tali questi provvedimenti di ristoro degli obbligazionisti delle quattro banche" aggiungendo che "Non credo che il nostro sistema economico e civile sia pronto... Nel caso di una banca in liquidazione non verrebbero pagati i depositanti" - Fonte: Reuters 5 maggio 2016

In pratica, dai dati ufficiali risulta come il fondo sia sufficiente per far fronte al default di un piccolo istituto, ma diventerebbe insufficiente per intervenire su una banca di dimensioni medio/grandi.

Come comportarsi

 

Informarsi e diversificare

Il consiglio è quello di informarsi in modo adeguato sulla solidità del proprio istituto, che è sempre una buona regola. Gli indicatori che utilizzo comunemente per valutare l'affidabilità di un istituto sono il CET1 il Texas Ratio e la percentuale di NPL presenti in portafoglio

Principalmente però, come specificato nella scorsa puntata, è bene ricorrere alla costruzione di un portafoglio diversificato in modo da limitare il più possibile l'impatto di un eventuale dissesto bancario, per quanto remoto ed imprevisto; i bilanci e gli indicatori forniscono infatti solo una parte, per quanto rilevante, delle informazioni rilevanti.

Diversificare anche le esposizioni debitorie

Nel paragrafo relativo agli strumenti garantiti dal fondo di tutela dei depositi abbiamo visto come i fidi e i castelletti non siano tra gli strumenti che godono della protezione del fondo

E' fondamentale quindi, per una azienda, diversificare anche il portafoglio delle esposizioni bancarie, in modo da scongiurare una eventuale crisi di liquidità din caso di dissesto della propria banca. come avevamo visto in una precedente puntata( , le imprese di una certa dimensione stanno diversificando le proprie esposizioni debitorie su altri canali, accanto a quello bancario:




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Fabrizio Monge

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