Rubriche | sabato 07 ottobre 2017

Narrativa. "Ho perdonato Hitler. Capitolo 9"

Il romanzo a puntate di Gian Piero Moretti

Capitolo nono

<Dopo l'urto contro l'albero ho sentito un grande calore. Ero sospesa
in aria e vedevo il mio  corpo immobile  con tutta quella gente
intorno. Avrei voluto gridare che stavo bene, di non preoccuparsi per
me. Antonio piangeva disperato e non potevo farci nulla. Un po'
provavo piacere a vederlo soffrire così tanto. “Vuol dire – commentavo
fra me e me- che mi ama davvero”. Poi, sempre volando, ho attraversato
un lungo tunnel illuminato da un bagliore accecante. Un viaggio in una
 sorta di limbo accompagnato da una musica dolce e suadente che non
avevo mai sentito prima. Luce, colori, profumi, suoni. Un'atmosfera
incantata>.
Il viaggio nel tunnel dura un'ora, o forse un giorno, o forse cento
anni. In fondo al corridoio luminoso non si manifestano ambienti come
il paradiso o l'inferno raccontati da Dante nella Divina Commedia. C'è
una sorta di Eden. Con prati, fiori, cascate, uccelli coloratissimi
sullo sfondo di un cielo azzurro.  L'aria è tersa, profumata. Non si
sentono rumori, solo una musica leggera, coinvolgente. Un concerto con
strumenti musicali diversi, sconosciuti. C'è una moltitudine di gente.
Uomini, donne, anziani, bambini. Non fa caldo e neppure freddo. Il
sole assicura clima ideale. In questo Eden tutti indossano tuniche
bianche. E' un tessuto leggero, impalpabile che sembra non avere peso.
Forse è seta. Ai piedi non hanno scarpe. Sono i morti.  Tutti i morti
dell'umanità. Sono milioni, miliardi.
Alla fine del tunnel c'è l'aldilà. Un altro mondo dove c'è spazio per
tutti, buoni e cattivi, colpevoli e innocenti. Dove le vittime di
sanguinosi traumi non presentano più tracce di ferite, gli amputati
hanno ritrovato gli arti, gli ammalati gravi sono tornati sani, i
ciechi hanno riottenuto la vista. Hanno il volto e l'età che avevano
quando sono passati a miglior vita. I giovani sono rimasti giovani, i
vecchi si sono portati nell'aldilà le loro rughe e i capelli bianchi.
        Nel nuovo Eden non serve denaro, non ci sono ricchezza o povertà
perchè le anime non hanno bisogno di nulla: cibo, acqua, benefici,
lussi. <Siamo tutti uguali, continuiamo la vita in un'altra
dimensione. Una dimensione dove serenità e felicità uniscono tutti,
anche i criminali e le loro vittime> spiega un uomo con la barba
bianca e  lo sguardo dolce. Forse il guardiano.
 Nei primi giorni di questa nuova vita all'insegna dell'immortalità,
incontra e riconosce grandi personaggi della storia, si imbatte in
volti sconosciuti di gente morta mille, diecimila anni prima. Un
infinito di anime con le donne che chiacchierano, gli uomini che
discutono, i bambini che giocano, i vecchi che riflettono e insegnano.
Giuditta non impiega molto ad ambientarsi: l'atmosfera l'aiuta ad
inserirsi in questo mondo totalmente a lei sconosciuto. Quando si
rende conto che è popolato da tutti i morti dell'umanità, fin dall'Età
della pietra, ha un sussulto. <Se ci sono proprio tutti ci dovranno
essere anche mamma e papà. E Davide> continua a ripetersi.
Lei indossa ancora l'abitino elegante che aveva quando si era
preparata per la scampagnata in lambretta. Tutte le anime la guardano
e la identificano: <Una novizia> dicono. Chiede informazioni ad una
donna che l'osserva sorridente. Ma questa scuote il capo e non
risponde. Si rivolge, allora, ad un gruppo di uomini che parlano fra
loro in yddish, la lingua di Gerusalemme. <Sono ebrei come me, mi
aiuteranno>.
Sono gentili, le spiegano che l'aldilà è infinitamente grande che
potrebbero trascorrere anche migliaia di anni prima di poter
incontrare i  genitori. Ma, con un po' di fortuna, potrebbero bastare
anche solo poche ore. Continua ad aggirarsi fra prati e colline,
percorre lunghissime distanze. Ma non sente la stanchezza. Una luce
immensa, abbagliante l'investe di colpo. Una voce la chiama. Ha
raggiunto la vera porta del non ritorno. E' un arco di marmo
bianchissimo, così chiaro che quasi riesce a specchiarsi nei pilastri.
Una giovane donna l'accoglie, le sorride senza dire nulla. Le consegna
una tunica bianca, immacolata. Giuditta si spoglia, indossa la veste e
diventa simile agli altri che popolano quell'eden infinito. L'abitino
che indossava quando è finita contro l'albero è sfumato nelle mani di
un secondo guardiano.
<Se questa è la morte non è poi così brutta> sentenzia con un eccesso
di filosofia.
Continua a cercare i genitori e il fratellino, ma senza successo. Le
anime vagano, quasi sfiorando il suolo. Sono una moltitudine,
l'immagine è quella di un immenso formicaio.

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