Rubriche | lunedì 14 agosto 2017

L'inchiostro tra i fiori di ciliegio - Sanremo MagazInk

Nel precedente articolo abbiamo trattato, in maniera molto riassuntiva, la storia del tatuaggio; in questa seconda parte andremo a vedere uno degli stili che hanno caratterizzato di più la body art dei giorni nostri.

Questa influente ventata arriva dal sol levante cavalcata da carpe, samurai, maschere demoniache, fiori di loto e draghi. Si racconta che lo stesso Giorgio V, re d'Inghilterra, e il re di Danimarca Federico IX, si tatuarono in Giappone questi animali mitici, simbolo di forza, coraggio, magia e dotati di un'infinita saggezza. Un'altra peculiarità dello stile Giapponese è l'acqua che circonda le figure armoniche che compongono il tatuaggio: questa cornice non è solo di contorno, anzi, è un'icona densa di significato. Le onde così slanciate, infatti, hanno origine da un corpo audace e altruista, il corpo dei pompieri Edo. Essi incaricati di difendere le città dalle fiamme si tatuavano questi simboli, insieme a carpe e draghi, come buon auspicio. La carpa Koi, uno dei simboli giapponesi tradizionali esplosi nella cultura occidentale, nasconde una leggenda molto interessante; secondo la tradizione nipponica, la carpa koi ha la capacità di risalire il fiume Giallo, alla fine del quale, essa, si evolverà in un dragone. Il tatuaggio della carpa, quindi, è adatto a coloro che sono perseveranti e che riescono a superare anche gli ostacoli più difficili.

Per quanto riguarda la dedizione, anche le figure tipiche del samurai e della geisha non sono meno rilevanti dei tattoo trattati in precedenza. La geisha, che non ha nulla a che vedere con il pensiero generale dell'Occidente di prostituta, è letteralmente la "persona delle arti". Questa figura bella e sensuale ha come significato passione, dedizione e forza di volontà ed è questo che la rende un soggetto così affascinante. Il samurai invece incarna, nel mondo della body art, il codice rigoroso seguito da questi guerrieri così valorosi, il bushido. La via del bushido è la via del rispetto, della giustizia e dell'onore; valori che compongono la vita dei samurai. Tuttavia non si hanno solo significati di augurio nella cultura dell'irezumi (nome del tatuaggio in giapponese), ma ci sono anche i cosiddetti "simboli apotropaici" cioè immagini usate per allontanare gli influssi maligni.

Questo messaggio si esplica nelle raffigurazioni di maschere oni, demoni tipici della cultura nipponica. Tra questi demoni c'è anche la famosa maschera han'nya. Un volto demoniaco è un'esorcizzazione dal male, cioè serve per allontanare gli spiriti maligni e portare la serenità a coloro che la indossano sulla loro pelle. L'universo del tatuaggio nipponico è un mondo molto vasto e i suoi soggetti variano anche in fiori, serpenti, leoni, ma visto lo spazio limitato non possiamo trattarli in questa sede. Oltre allo stile grafico, il Giappone si differenzia dall'Occidente anche per la metodologia di trasposizione su pelle; infatti, il sol levante non utilizza le solite macchinette che vediamo spesso nei tatto shop, bensì utilizza una tecnica chiamata Tebori ( "Te" mano, "bori" incidere). Quest'arte tradizionale viene eseguita tramite una bacchetta di bamboo, alla cui estremità sono legati una fila di aghi. Con questo metodo la pelle sanguina meno e non si irrita come con la macchinetta elettrica, ma il lavoro è più lento.

Il tatuato si dovrà, quindi, armare di pazienza e di costanza; il tatuaggio, in compenso, sarà un lavoro rigoroso e più attento al dettaglio con una sfumatura precisa e conforme ad un'armonia unica. Questa corrente esotica non ha rapito solo i cuori di tanti tatuati, ma ha rapito completamente anche l'anello di coniugazione tra la vecchia scuola d'inizio secolo e la nuova degli anni '70, qui in Occidente. Questo rivoluzionario è Norman Collins, detto anche "Sailor Jerry" un pioniere nel mondo della body art che per anni si tenne in contatto con i grandi maestri tatuatori del Giappone; unendo le iconografie occidentali con le influenze giapponesi.

Luca Antonini  

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