Notizie | sabato 05 agosto 2017

COSTA AZZURRA, RIFUGIO DORATO PER LATITANTI IN FUGA

30 anni di arresti eccellenti e spettacolari operazioni di polizia, raccontate da Fabrice Rizzoli nel libro "Il piccolo dizionario della mafia"

 

La Costa Azzurra, non è un segreto per nessuno, è sempre stato uno dei rifugi preferiti dai boss della mafia, della camorra e della n'drangheta in fuga dalla giusizia italiana. Negli anni non solo hanno superato il confine per sfuggire alle manette ma anche per impiantare attività imprenditoriali, anche di alto livello, e riciclare il denaro proveniente dai traffici illeciti. Un numero così elevato da avere ispirato Fabrice Rizzoli, giornalista e scrittore francese, autore del libro "Il piccolo dizionario della mafia". Una lunga e approfondita ricerca nella quale racconta, fra l'altro, quasi 40 anni di vita nelle più prestigiose località della Cotè d'Azur, fra ville lussuose, affari, joint venture e arresti di esponenti di rilievo della criminalità organizzata del Bel Paese.

 

Ci sono tutti i grossi calibri, i cosiddetti "pezzi da novanta" rintracciati e arrestati a partire dalla fine degli Anni 80. Il più famoso è stato Michele Zaza, detto "O pazzo", arrestato  nel maggio del 1993 nella sua lussuosa villa di Villeneuve Loubet e comparso in barella perchè sofferente di cuore davanti ai giudici del tribunale di Marsiglia dove si doveva discutere la sua estradizione in Italia.

 

Considerato il capo della camorra napoletana  aveva giocato un ruolo chiave nel traffico internazionale di droga e di sigarette fino a subentrare alla French connection. In Francia aveva accumulato una fortuna stimata oggi  in 800 milioni di euro. Una fortuna che non riuscì a godersi perchè morì pochi mesi dopo.

Particolarmente movimentato l'arresto di Gaetano Sangiorgi, avvocato di Palermo, considerato vicino a Totò Riina e condannato all'ergastolo per il suo coinvolgimento nell'omicidio di Ignazio Salvo. Era il gennaio del 1994 e Sangiorgi stava sciando sulle piste di Isola 2000, quando fu circondato da poliziotti con gli sci ai piedi. Nessuntentativo di fuga, nessuno scampo.  Due anni dopo fu concessa l'estradizione in Italia.

Biagio Crisafulli, soprannominato "dentina" per i suoi denti minuscoli, aveva cercato rifugio a Cap D'Antibes dove aveva acquistato una villa di lusso a bordo mare. La polizia di Milano lo cercava da 10 anni per il suo ruolo di spicco nel traffico di cocaina ma anche perchè sospettato di aver organizzato un attentato contro un giudice di Milano. Per lui le manette erano scattate il 17 ottobre 1995. Curioso lo scambio di parole fra Massimiliano Avesani, 47 anni, considerato il numero 1 della n'drangheta calabrese, e i poliziotti che si erano presentati alla porta della sua lussuosa dimora nelcentro di Monaco. Al momento di declinare le proprie generalità, alla domanda Professione? aveva risposto candidamente: "Trafficante". Era il 26 ottobre 2008; Avesani era ricercato in Italia per reati che andavano dal traffico di droga all'omicidio.

Walter D'Onofrio, esponente di spicco della camorra, specializzato in contraffazione di banconote, si era trasferito a Cannes dove aveva cercato di lasciarsi alle spalle il suo passato burrascoso facendo il cuoco nella mensa di una scuola. Ma la copertura non l'aveva salvato dall'arresto avvenuto nel marzo del 2000. Unica magra consolazione:aveva lavorato talmente bene da lasciare un certo rimpianto al suo datore di lavoro.Girava sempre con la guardia del corpo Raffaele Scarfò, 42 anni, arrestato nel marzo del 2010, a Mentone per traffico di armi su mandato di cattura internazionale del tribunale di Ancona.


Il 1° settembre del 2002, sulla Croisette di Cannes era stato bloccato dagli uomini dell'Antimafia Luigi Facchineri, 36 anni, ricercato in Italia da 15 anni. L'ordine di cattura per associazione di tipo mafioso e traffico di droga, era stato firmato nel lontano 1987. Al momento dell'arresto, nella zona del Palm Beach, si era limitato a dire gelido: "Ce ne avete messo del tempo".

L'intervento di chirurgia plastica che gli aveva cambiato i connotati, non aveva salvato dall'arresto Giuseppe Falsone, preso il 25 giugno 2010 dalla polizia italiana in collaborazione con i gendarmi francesi in un alloggio del centro di Marsiglia. Per lui, figlio del padrino di Campobello Vincenzo Falsone, si prospettava un futuro luminosoall'interno di Cosa Nostra, ma la condanna in contumacia per omicidio, e i mandati di cattura per traffico internazionale di droga, l'avevano convinto a cambiare faccia e a sparire dalla Sicilia. Invano. E, quando dopo 11 anni di latitanza, con un'operazione da commando, polizia e gendarmi lo avevano bloccato, inutilmente aveva tentato disostenere di essere  vittima di uno scambio di persona. Falsone era stato estradato dopo pochi mesi trascorsi nel carcere di Marsiglia. 

A differenza di tanti altri con ville lussuose e attici con vista mare, Roberto Cima, 52 anni, viveva da solo a Golfe Juan in una modesta abitazione della periferia. Aveva cambiato nome questo boss della n'drangheta calabrese che figurava nell'elenco dei 100 ricercati più pericolosi d'Italia, e aveva come compagno solo il suo fedele cane.


Nello stesso elenco dei "Top 100" figurava anche Antonio Lo Russo, 33 anni, latitante dal 2010, esponente di una famiglia sospettata di gestire il mercato della droga di Scampia e Secondigliano. Lo Russo era stato rintracciato a Nizza e arrestato il 16 aprile del 2014 mentre prendeva tranquillamente un caffè al tavolo di un bar dellaPromenade des Anglais.

 

A Villefranche sur mer, era finita la vacanza sulla "Cotè" di Matteo Alampi, arrestato nell'ambito di un blitz che aveva interessato mezza Calabria nell'ambito di un'inchiesta sulla gestione dei rifiuti nella regione. Lui aveva cercato rifugio e tranquillità in Costa azzurra, ma inutilmente.



I personaggi con il pedigreè da mafioso non sono gli unici protagonisti del "Dizionario" di Fabrice Rizzoli. Fra le pagine del volume c'è spazio anche per Licio Gelli, l'ex gran maestro della Loggia P2, proprietario di una villa lussuosissima a Villefranche surmer, e per Chiara Rizzo, la moglie del latitante Amedeo Matacena."Lady Champagne" per la stampa internazionale. La coppia, per dirla in breve,  che ha inguaiato l'ex ministro imperiese Claudio Scajola. Gelli era stato arrestato a Cannes l'11 settembre 1998 dove aveva cercato rifugio dopo la condanna per bancarotta fraudolenta. L'exdignitario massonico dopo la rocambolesca fuga in elicottero a Ginevra dalle Isole Lerins, di fronte a Cannes, era ritornato sulla Costa Azzurra dove nonostante barba finta e cappello, l'avevano rintracciato e arrestato mentre passeggiava tranquillamente sulla Croisette. 


Chiara Rizzo, invece, era stata arrestata all'aeroporto di Nizza nel maggio del 2014 mentre rientrava da Dubai per mettersi a disposizione della magistratura italiana che, all'epoca, stava indagando sulla latitanza del di lei marito Amedeo Matacena imprenditore calabrese ed esponente politico di Forza Italia, condannato con sentenza definitiva a 3 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Inchiesta cheaveva coinvolto anche l'ex ministro accusato di avere favorito la latitanza e di aver tentato di aiutare Matacena a spostare il suo rifugio dorato da Dubai a Beirut, in Libano.

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