Notizie | sabato 29 luglio 2017

Chi ha tradito Anna Frank? Ecco due nuove rivelazioni che vanno ad aggiungersi alle tre ipotesi fino ad ora accreditate dalla Storia


Chi ha tradito Anna Frank? per 70 anni è stata accreditata la versione
della segnalazione anonima alla Gestapo. Una telefonata che permise ai
nazisti di scoprire il nascondiglio dove l'autrice del "Diario" più
famoso nella storia dell'Olocausto (31 milioni di copie vendute nel
mondo tradotte in 67 lingue), aveva trovato rifugio con il padre Otto,
la madre Edith  e la sorella Margot in una soffitta del  263 di
Prinsengracht ad Amsterdam. Una stanza sopra il magazzino dei Frank
che avevano diviso con altri quattro ebrei:  i tre membri della
famiglia Val Pels e il dentista Fritz Pfeffer. Rimasero nascosti per
due anni, dal 1942 al '44, dividendo disagi e paura fino a quando, il
4 agosto del 1944 la Gestapo fece irruzione del nascondiglio
deportando tutti nei campi di sterminio. Sopravvisse soltanto il padre
di Anna Frank.
La nuova "verità" è stata raccontata nel libro "Basta silenzio"
scritto a due mani dal reporter fiammingo Jeroen De Bruyn e da Joop
van Wijk, nipote della persona che avrebbe guidato la Gestapo verso il
nascondiglio. La tesi del libro è che la responsabile della spiata fu
Nelly Voskuijl, una delle sorelle di quella Elisabeth «Bep» Voskuijl
che invece proteggeva la famiglia Frank. Nelly  poco dopo l’arrivo
degli invasori tedeschi aveva scelto  volontariamente di collaborare
con i nazisti.
La scoperta che Nelly era una collaborazionista viene avvalorata dal
libro sulla base delle testimonianze incrociate di Diny, un’altra
sorella Voskuijl, e di Berus Hulsman, fidanzato di Elisabeth durante
il periodo della guerra. In almeno un’occasione Nelly si rivolse alla
sorella, dicendole con tono sprezzante «Vattene ora, vai da quei tuoi
ebrei...», e facendo intuire che fosse venuta al corrente del
nascondiglio dei Frank. Altri due elementi avvalorano la tesi degli
autori del libro-rivelazione: a chiamare la Gestapo fu una voce di
donna. Poi c'è la copiosa corrispondenza fra Otto Frank ed Elisabeth
al suo ritorno in Olanda dopo la fine del conflitto. Quelle lettere
sono scomparse. Pare che vi fossero espliciti riferimenti  alla
responsabilità di Nelly, poi morta nel 2001 ovvero 18 anni dopo la
sorella Elisabeth stroncata da una grave malattia ai reni.
L'altra nuova versione viene proposta da Ronald Leopold, direttore
del Museo dell'Olocausto di Amsterdam. Leopold, in un rapporto
pubblicato di recente, mette in dubbio le ipotesi azzardate fino ad
oggi affermando che  Anna Frank non è stata tradita da una soffiata,
ma potrebbe essere stata “scoperta per caso”  invitando storici e
studiosi a "considerare altri possibili scenari". Secondo la sua
teoria la scoperta del nascondiglio sarebbe avvenuta nell’ambito di
un’indagine sugli impieghi illegali e sulle tessere per il
razionamento del cibo nella casa sul canale dove Anna e gli altri
ebrei avevano trovato rifugio. Due uomini che lavoravano nell’edificio
erano stati coinvolti nell'indagine sui buoni pasto falsificati.
Furono arrestati all’inizio del 1944 e poi rilasciati, come mostrano
alcuni documenti e come racconta la stessa Anna Frank nel suo celebre
Diario. Gli arresti furono segnalati ad una squadra investigativa
dell’Aja e il rapporto del museo sottolinea che “durante le loro
attività giornaliere gli investigatori del dipartimento si sono spesso
imbattuti per caso in ebrei che vivevano in clandestinità“.
Il giallo finora irrisolto della spiata si arricchisce di una seconda
solida ipotesi che  va ad aggiungersi alle tre per così dire
"Ufficiali": per decenni si è pensato che il responsabile fosse stato
Willem Van Maaren, che lavorava in un deposito attaccato al
nascondiglio, ma un’inchiesta della polizia non ha mai trovato
conferme. Poi la storica Carol Anne Lee, nel libro "La vita segreta di
Otto Frank", ha puntato l’indice contro Anton Ahlers, socio d’affari
di Otto Frank e convinto sostenitore del nazionalsocialismo. E,
infine, la stessa Carol Anne Lee ha ipotizzato che la spia fosse in
realtà Marteen Kuiper, un uomo che viveva consegnando ebrei ai
tedeschi in cambio di danaro e che si trasferì nella casa di Ahlers il
giorno prima della retata della Gestapo al 263 di Prinsengracht per
accertarsi di persona degli arresti e andare a chiedere la ricompensa.
A completare la riscrittura della storia di Anna Frank e della sorella
c'è da aggiungere la data della loro morte avvenuta per tifo nel campo
di sterminio di Bergen-Belsen. Si è sempre ipotizzato che i decessi
fossero avvenuti, uno a distanza di poche ore dall'altro, alla metà
del mese di marzo del 1945, un mese prima della liberazione. Secondo
un'indagine approfondita del Museo di Amsterdam, la data del decesso
sarebbe stata a metà febbraio, un mese prima. Cambia poco perchè, in
ogni caso,  non sarebbero riuscite a sopravvivere all'epidemia di tifo
fino alla liberazione del campo da parte delle forze alleate avvenuta
il 25 aprile.

 

Foto da Flickr: https://www.flickr.com/photos/41099823@N00/415850408

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