Sommario | mercoledì 16 agosto 2017

Quando i libri battono le slot machines - Di Alberto Pezzini

La ludopatia o dipendenza dal gioco è una malattia che fa smarrire il senso del tempo e dello spazio.

C'è un barista a Roma, Giovanni Carbonaro, che ha deciso di eliminare due slot machines o videopoker (che diavolo ne so) dal proprio bar.

Al loro posto vi sono oggi alcuni scaffali sui quali ha impilato libri usati che i clienti hanno cominciato a portargli in dote.

Una specie di book - crossing contro la malattia del gioco.

Se cliccate su internet potete vedere questo bar che si chiama Conca d'Oro. Ci sono tanti libri usati e i clienti, talvolta, si fermano ad un tavolino a leggere o anche soltanto a sfogliare un un libro.

Il titolare ha detto che ad un certo punto ha fatto una scelta. Come diceva Hemingway, nella vita, quando ti ritrovi a scegliere una strada, non trovi mai i cartelli.

Il bello allora diventa proprio questo.

Imboccare una strada ad occhi chiusi, senza cartelli in vista.

Carbonaro ha detto che il suo è un bar e che lui vuole guadagnare facendo il barista e basta. I clienti che giocavano alle slot erano soprattutto anziani. Li puoi osservare dentro la loro personale dimensione fatta soltanto di solitudine ed una macchinetta calibrata per fottergli i soldi.

La ludopatia o dipendenza dal gioco è una malattia che fa smarrire il senso del tempo e dello spazio. Carbonaro ha scoperto il modo di sostituire lo straniamento da gioco (negativo) con quello (positivo) che un romanzo può spalancare.

Meno male che è un barista ! E' un genio, anzi è il vero barista tipico della tradizione italiana. Quello che non faceva soltanto il barista ma il confessore, il consigliere, l'esperto in calcio, in questioni famigliari.

Una pensata brillantissima, se ci riflettete per un attimo.

Con i libri si parte ogni giorno per un viaggio diverso e il biglietto è gratis in quel bar di Roma. Paghi un caffè e puoi ritrovarti alle Bahamas, per esempio.

Cuore e libri contro soldi e macchinette. La ludopatia sconfitta dalla biblioterapia. E' stata per me un piacevolissima sorpresa agguantare questa notizia. Mi ha fatto capire che anche nell'era di internet dove tutto è volatile e liquido, il libro tiene banco. Vi ricordate Amici Miei ed il Bar del Necchi ? E' possibile immaginare un bar simile funestato dai videopoker o dalle slot machines? Tutta quella poesia fatta di scazzi verbali, calembour da figli di buona donna, lazzi e scherzi, non sarebbe mai esistita. Oppure il Bar Sport di Stefano Benni non sarebbe mai stato scritto.

Il barista bibliofilo lo ha anche ammesso. Mi dispiaceva vedere persone anziane rovinarsi la vita dentro il mio bar. Io un cuore ce l'ho. Avrebbe potuto sostituire le macchinette con qualunque cosa. Stampe, quadri, una pianta magari, o giochi di società. Invece ha pensato ai libri.D'altro canto tanti scrittori hanno creato decine di capolavori seduti ai tavolini di un bar prediletto. Mi vengono in mente James Joyce e Claudio Magris a Trieste oppure la Rowling che si è inventata Harry Potter nutrendosi di cappuccini dentro un bar.

E' vero:di sola cultura non si vive. Ma pensate a quanto possa essere triste la vita o soltanto più silenziosa se non si è mai provata l'ebbrezza di un'altra vita.

Una scrittrice spagnola, Rosa Montero, scrisse un libro intitolato La pazza di casa. Era il nome che Santa Teresa de Avila usava per chiamare la fantasia. Secondo voi, sarebbe possibile rintracciare il profilo della fantasia dentro un videopoker ? E dentro un libro ?

Sempre secondo Rosa Montero la vita senza lettura – almeno per lei – equivarrebbe a vivere su un pianeta senza ossigeno, tipo Marte.

Chi gioca alle macchinette, respira senza dubbio. Ma lo fa come se avesse un respiratore artificiale impiantato nella testa.

Carbonaro è un barista ma possiede la stessa caratura intellettuale di un professore universitario.Ha saputo scoprire un modo efficace per sconfiggere la maledetta solitudine da gioco.

Almeno nel suo bar non si farà più vedere, la schifosa.

Poi uno dice che i baristi non hanno cuore.



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