Rubriche | sabato 13 maggio 2017

Una pagina di storia dell'ultima guerra giace su un fondale di 49 metri davanti a Santo Stefano. Sacrario di un conflitto non voluto e non sentito



 Il 13 Giugno del 1940, la guerra con la Francia è iniziata da soli
tre giorni. "La pugnalata alla schiena" la chiameranno i transalpini
durante e dopo il conflitto. Per anni. Uno stormo di aerei della Regia
Aeronautica alle 9,30 decolla dall'aeroporto di Cascina Costa, nel
Pavese. Sono bombardieri FIAT BR20 detti familiarmente "Cicogna".
L'obiettivo è l'aeroporto di Fajence. Altri aerei dello stesso 13°
stormo puntano sulla base navale di Tolone, l'idroscalo di Hyeres e
l'aeroporto di Saint Mandrier, tutti nel Sud della Francia. Sono aerei
bimotore obsoleti,  ormai sorpassati e poco competitivi. A bordo
cinque uomini d'equipaggio e 600 chili di bombe.  Per qualche tempo
possono contare sull'appoggio dei caccia, poi però la scorta deve
rientrare alla base per fare rifornimento e i bombardieri continuano
la loro missione senza protezione. Assenza che si rivelerà fatale per
i tre apparecchi di coda della formazione.  Sul loro percorso,
infatti, incontrano tre Dewoitine D520 nemici comandati dall'asso
dell'aria, maresciallo Pierre Le  Gloan che attaccano gli ultimi due
bombardieri della spedizione. Uno con entrambi i motori in fiamme,
precipita subito in territorio francese. L'equipaggio si lancia con il
paracadute, ma tutti vengono fatti segno a colpi di fucile e quando
toccano terra sono ormai morti. Meno uno che viene letteralmente
linciato dalla popolazione inferocita. Il secondo aereo ha la carlinga
squarciata. Il pilota è stato risucchiato fuori e il suo corpo non è
mai stato recuperato. Nonostante lo stato di salute il velivolo riesce
a rientrare alla base. Al secondo pilota verrà conferita la medaglia
d'argento. Il terzo BR20 colpito ripetutamente, con un motore fuori
uso e  il comandante-pilota ferito a morte, riesce a raggiungere il
confine e a sfuggire alla caccia nemica. Ma anche il secondo motore si
spegne e il secondo pilota maresciallo Ottavio Aliani, tenta
l'ammaraggio. L'aereo è perduto, ma vuole salvare almeno l'equipaggio.
Il BR20 scende verso il mare agitato, tocca le onde, rimbalza più
volte poi la carlinga si "pianta" nell'acqua e l'intero velivolo viene
inondato  mentre ferma la sua folle  corsa. Il BR20 si inabissa quasi
subito trascinando con se l'armiere Tommaso Ferrari, il marconista
Salvatore Gaeta ed il tenente pilota Simone Catalano, colpito alla
testa da una pallottola e privo di conoscenza. Due i superstiti, il
co-pilota Aliani e il primo aviere motorista Farris. I due militari
restarono in mare in attesa dei soccorsi per due ore. Verranno salvati
da alcuni pescatori che avevano assistito al disastro. L'ammaraggio è
avvenuto verso mezzogiorno davanti a Santo Stefano al mare. Oggi i
resti di quel  velivolo corroso dagli anni e dal mare, sono diventati
un sacrario. Possono essere ammirati, non senza un momento di
commozione e di lutto, dai sub che possono immergersi fino a 49 metri.
L'aereo è appoggiato su un fondale sabbioso, esattamente come 77 anni
fa quando venne abbattuto e colo a picco a circa 2 chilometri dalla
costa. La carlinga è deformata, ma c'è ancora la mitragliatrice
calibro 7,7, della torretta superiore che guarda in alto verso la luce
della superficie. Una delle due eliche fa da cornice al monumento ai
caduti di Santo Stefano .  Catalano, Ferrari e Gaeta, il comandante
dell'altro CR20 risucchiato nel vuoto e tutto l'equipaggio del terzo
velivolo attaccato da Le Gloan, sono stati fra i primissimi caduti di
una guerra, non voluta e non sentita, con la Francia che si concluderà
dopo pochi giorni. Il tenente pilota Catalano riceverà la medaglia
d'oro al Valor Militare.

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