Rubriche | sabato 13 maggio 2017

Donato al Museo della Grande guerra di Rovereto da uno storico di Sanremo il documento originale con cui il generale Cadorna aveva ordinato la fucilazione dei soldati responsabili di atti di codardia di fronte al nemico


La lettera scritta dal generale Cadorna dopo la disfatta di Caporetto
è stata donata da un appassionato di storia di Sanremo al Museo della
Grande Guerra di Rovereto, il più grande e più importante d'Europa. E'
un documento unico di cui si erano perdute le tracce. Un documento
drammatico con il quale Cadorna ordina di "fucilare i soldati di
qualsiasi ordine e grado che si fossero resi responsabili di atti di
codardia di fronte al nemico". Un ordine che costò la vita a non meno
di 750 militari del Regio esercito. Un numero pesante al quale bisogna
poi aggiungere i 350 finiti davanti al plotone d'esecuzione in seguito
alla decimazione e il numero imprecisato di soldati uccisi durante i
combattimenti dal "fuoco amico" per impedire che arretrassero dalle
posizioni loro assegnate. Di quella lettera c'erano solo le copie
dattiloscritte destinate ai vari comandanti perchè eseguissero
l'ordine del capo di Stato maggiore. Senza discutere. E nessuno si
permise di mettere in discussione quella sanguinaria disposizione.
L'originale si era perso. Qualche anno fa l'avevano trovato alcuni
ragazzini di Sanremo in un casolare abbandonato assieme a due diari di
guerra: uno del capitano Corno, di Sanremo, sopravvissuto al
conflitto, l'altro di un sottotenente austriaco morto sul Carso il
giorno di Ferragosto del 1916. Certi di avere rinvenuto un "tesoro" di
cui però non erano in grado di comprenderne l'importanza storica,
l'avevano consegnato ai genitori e da lì allo storico sanremese. Che
per qualche anno  ha custodito gelosamente quei documenti per poi
donarli al museo di Rovereto. Dopo cento anni sono stati esposti in
una vetrina fra altri documenti, vecchie uniformi, armi, bombe e
cannoni.
Nel corso della Grande Guerra, davanti ai tribunali militari
comparvero 323.527 imputati di cui 262.481 in divisa, 61.927 civili e
1.119 prigionieri di guerra. Le condanne interessarono il 60 per cento
dei processi. 4.028 dibattimenti si conclusero con la pena capitale
(2.967 con gli imputati contumaci). Le sentenze di morte eseguite
furono 750. A un secolo di distanza - dopo che nel 2007 la pena di
morte è stata definitivamente cancellata anche dal codice militare di
guerra - queste cifre danno il senso di una tragedia dimenticata così
come appaiono anacronistiche le motivazioni utilizzate dai giudici
militari davanti agli episodi di insubordinazione: «Il tribunale non
ritiene di dover concedere le attenuanti generiche nell'interesse
della disciplina militare per la necessità che un salutare esempio
neutralizzi i frutti della propaganda demoralizzatrice». E anche in
caso di denuncia per «sbandamento» le toghe militari usavano il
massimo del rigore «in chiave di ammonimento e di prevenzione
generale».
Dopo un secolo l'Italia intende riabilitare quei caduti sacrificati in
nome di un codice militare ottocentesco che subì la più spietata
applicazione grazie alla circolare di Cadorna: un ordine di servizio
del capo di Stato maggiore dell'esercito che, come testimonierà la
commissione affidata al generale Tommasi a ridosso della fine della
guerra, permise agli alti comandi e ai tribunali militari di andare
ben oltre i limiti imposti dalla legge. E su una targa di bronzo da
affiggere in un’ala del Vittoriano, la Repubblica italiana renderà
evidente «la volontà di chiedere il perdono» per i caduti dimenticati
della Grande guerra condannati a morte per motivi disciplinari o
giustiziati sul campo per atti di  insubordinazione.
I nomi dei caduti dimenticati della Grande Guerra  verranno inseriti
nell'Albo d'oro del Commissariato generale per le onoranze I caduti.

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