Rubriche | sabato 15 aprile 2017

Narrativa. "Il sommergibile che non si è arreso: La Guerra Fredda"

Il romanzo di Gian Piero Moretti, pubblicato a puntate su PuntoSanremo.it

La guerra fredda

Fra Stati Uniti e Unione Sovietica i rapporti sono tesi al massimo. E'
stato il discorso del presidente Truman al Congresso, l'11 marzo del
1947, a segnare l'inizio delle ostilità. Della Guerra fredda. Un duro
attacco contro l'Urss. Truman impegna gli Usa a combattere il regime
di Stalin “per difendere tutti i popoli liberi dal terrore e
dall'aggressione di quell'oppressore”. Dopo la caduta del nazismo sono
l'Unione Sovietica e i paesi del Patto di Varsavia a costituire una
minaccia per l'intero Occidente. E al di qua della Cortina di ferro
gli stati liberi e democratici hanno rinforzato le difese. Caserme,
aeroporti, migliaia di militari in costante stato di allerta. Pronti
ad affrontare un'invasione. Al Cremlino molti politici, ma anche le
più influenti gerarchie militari, non nascondono le loro aspirazioni
guerrafondaie. Non si accontentano di quella metà dell'Europa già
sotto il dominio comunista. Vogliono l'America. Per qualche tempo le
colombe riescono a fronteggiare i falchi. Fino a quando, però, con
un'ennesima epurazione stalinista, i sostenitori della pace finiscono
nei gulag o nelle miniere di piombo e di uranio della Siberia
lasciando campo libero ai "signori della guerra". E l'inizio del 1948,
la guerra è finita da tre anni.
La data dell'invasione degli Stati Uniti è stata fissata direttamente
da Stalin, stanco, malato ma indomito nel suo odio verso gli Stati
Uniti e il capitalismo mondiale: "Attaccheremo il 3 luglio, vigilia
del Giorno dell'Indipendenza, quando tutti gli americani saranno
impegnati a comprare salsicce e hamburger per la festa e avranno altro
da pensare che difendere i confini del paese". Per gli Stati Uniti si
prospetta un nuovo attacco proditorio, una nuova Pearl Arbour.
  Gli ordini sono top secret. “Non una parola deve uscire da questo
ufficio”: l'ammiraglio Anatolij Kurmakow, comandante in capo della
Marina, ha terminato di illustrare i dettagli dell'operazione al capo
supremo dell'Unione sovietica. Alza il volto dalla cartellina azzurra
che sembra guardarlo minacciosa dalla scrivania e scruta nel profondo
degli occhi l'uomo che, da dietro ad una scrivania, dovrà guidare la
prima squadra d'assalto. E' Eruslan Karpow, ammiraglio di squadra,
l'unico ad aver trascorso un anno ospite dell'Accademia militare di
Annapolis, nel Maryland una delle tre più prestigiose dell'intero
continente americano. Uno sguardo severo, ma anche paterno. Forse
Kurmakov cerca conforto, solidarietà, una parola di intesa di fronte
ad una decisione destinata a scatenare la terza guerra mondiale. E
questa volta con la bomba atomica pronta a distruggere città,
continenti. Forse il mondo intero. Il comandante in capo della Marina,
prima di congedarsi da Karpow e dagli altri ufficiali, scatta
sull'attenti, porta la mano tesa alla fronte e scandisce con voce
solenne due sole parole. "Buona fortuna". Ha gli occhi lucidi che
traboccano orgoglio.

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