Rubriche | domenica 09 aprile 2017

Alle grotte di Toirano - Ogni settimana inizia con un weekend

La rubrica dedicata ai viaggi da effettuare nel fine settimana, a cura di Floriana Palmieri

 

Sanremo/Toirano, 71 km, 53 min


Di solito si afferma che il tempo consuma, fa invecchiare l’uomo, fa dimenticare i rancori più indelebili... C’è però anche un tempo che costruisce, che crea e dà vita, che conserva ed illumina il nostro presente con le tracce del passato.

E’ questo il tempo che desidero scoprire oggi, portandovi laddove l’acqua, grazie allo scorrere inesorabile delle ore, dei giorni, degli anni e dei millenni, è diventata una scultrice così brava da lasciare ognuno di noi a bocca aperta.

Armati di giacchetta e scarponcini da trekking ci mettiamo allora in macchina in direzione del territorio toiranese alla scoperta delle sue grotte.

Raggiungere il complesso è veramente molto semplice, la nostra destinazione è ben segnalata e raggiungibilissima con la macchina.

Nonostante, alla fine della strada, si finisca in una grande zona di parcheggio asfaltata, la voglia che viene immediatamente è quella di stendere una bella coperta e aprire il cestino per gustare un delizioso pic nic. Sarà perché questo spazio è come custodito in un abbraccio delle alture della Val Varatella, immerso in un panorama naturale che emana calma e serenità.

Non è però il momento di pensare allo “svacco” e iniziamo così il nostro percorso circolare che dura circa 70 minuti accompagnati da una delle guide simpatiche ed esperte che calpestano quest’opera da ormai più di 30 anni. Si cammina più di un km tra scalini, sali e scendi, zone scivolose e pericolose, ma pericolose per il semplice fatto che sarete così catturati dalle stalattiti e dai grandi mammelloni che altro potrete fare che stare con il naso all’insù per tutto il tempo.

Un certo Cesare Pavese disse: “Finché si avranno passioni non si cesserà di scoprire il mondo” e fortunatamente ha ragione, altroché se ha ragione. E’ stata infatti la passione di due toiranesi speleologici, Ferro Luigi e Bruzzone Pietro, che li portò nel 1950 a scoprire questo inestimabile patrimonio geologico, geomorfologico, paleontologico e preistorico.

Sì perché le grotte non sono solamente belle da vedere da grandi e piccini, ma sono sature d’insegnamenti e di tracce della storia misteriosa.

Tra resti ossei, impronte di zampe, mani e piedi scopriamo che l’orso delle caverne e l’homo Sapiens Sapiens sono passati da qui, nella prima spettacolare Grotta della Bàsura (della strega). Probabilmente, come noi, incuriositi da questi primi 450 metri di gallerie calcaree.

La grotta propone alla vista uno spettacolo inusuale. Sembra quasi impossibile che all’interno di una montagna si possa aprire uno spazio così ampio, così lavorato, ricco di stalattiti e stalagmiti formatisi goccia dopo goccia nell’arco di decenni. Pensate che un cm cubo si forma in 20 anni, lo stesso tempo che ci vuole perché si crei la mina di una matita.

Se ci fermiamo a pensare, accidenti..tutto ciò si è formato in milioni e milioni di anni.

La forza della natura stupisce sempre!

Così come stupisce pensare che in natura le grotte sono totalmente al buio, quel buio che non possiamo nemmeno immaginare, e hanno una temperatura media di 16 gradi con un tasso di umidità molto elevato e variabile. Nonostante queste condizioni proibitive alla vita si è però scoperto che nei laghetti interni ancora vive un preistorico animaletto, chiamato Niphargus, un minuscolo crostaceo cieco di massimo 7 mm che però ci è tanto simpatico tanto volerlo candidare a “mascotte delle grotte”.

Proseguendo nel nostro percorso, dopo la prima cavità, si passa poi in quella di Santa Lucia inferiore dove arriviamo al punto più profondo, siamo a 150 metri dalla cima della montagna, e da qui in maniera circolare torniamo all’uscita che si trova esattamente sull’altro lato della montagna ai piedi del Santuario di Santa Lucia, anch’esso degno di nota.

Anche se non siamo più all’interno, la vista è nuovamente emozionante e si apre completamente su Toirano, bandiera arancione del Touring Club Italiano e sulla sua natura.

Non vi parlo ora del borgo medievale perché voglio che sia protagonista di un prossimo articolo, penso che meriti un appuntamento interamente dedicato a lui, al suo centro storico, al suo museo etnografico ed alla sua storia travagliata.


Le cose davvero sorprendenti raramente nascono in poco tempo. Ci vuole un lavoro duro.

10 e lode all’impegno certosino dell’acqua.


Buon fine settimana,


Floriana Palmieri

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