Rubriche | sabato 08 aprile 2017

Pillole di Storia. Obiettivo:sterminare il popolo tedesco. La vendetta post-bellica delle Brigate ebree


 Occhio per occhio, dente per dente è una locuzione che appare nella
Bibbia. Un concetto che, subito dopo la fine della guerra, diventò il
"credo" di un gruppo di ebrei scampati ai campi di sterminio. La
cosiddetta "legge del taglione" è una delle parti più spesso
utilizzate per giustificare la propria rabbia per un torto subito, per
invocare sentimenti di vendetta o per motivare gli sforzi di rivalsa
personale. La Brigata ebrea tentò di applicarla con pesanti interessi
nella consapevolezza della necessità di una vendetta: l'orrore dei
lager nazisti non poteva restare impunito. Per molti scampati
all'Olocausto bisognava fare i conti con il passato per ritornare a
vivere. E così la Brigata ebrea iniziò la sua guerra personale, fatta
di vendette e di morte, contro il vecchio nemico sconfitto. Molti di
loro  avevano vissuto sulla propria pelle l'orrore dei campi, altri,
rifugiati in Inghilterra prima dell'inizio della repressione, presero
conoscenza con quell'orrore  imbattendosi nei pochi sopravissuti.
Questo rappresentò il primo vero contatto dei ragazzi della Brigata
ebrea con la realtà del genocidio, esperienza che fece maturare sempre
più in loro i propositi di rivalsa. Fu così che, nel segreto più
assoluto, una piccola unità di soldati della Brigata decise di
condurre in proprio una campagna di vendetta; l’obbiettivo era quello
di dare la caccia ai nazisti che si erano rifugiati nella
clandestinità e ucciderli. Il gruppo dei vendicatori prese contatti
con i servizi segreti alleati e riuscì così ad ottenere una lista di
ufficiali delle SS. Il processo di Norimberga strinse il cappio al
collo dei grandi gerarchi, ma moltissimi nazisti, dal primo generale
all'ultimo fante , che si erano resi responsabili di crimini orrendi
contro il popolo ebreo, rischiavano di uscire impuniti o di cavarsela
con pene irrisorie nell'ottica della volontà dei vincitori di
ricostruire una Germania senza la croce uncinata. Una linea morbida
che rese incandescente la volontà di vendetta della Brigata ebrea. E
fu così  che si diede una organizzazione paramilitare per farsi
giustizia con le proprie mani. Senza pietà e nella più assoluta
segretezza. Per la Brigata ebrea i responsabili del genocidio non
erano solo i politici o gli aguzzini dei campi di sterminio, ma tutto
il popolo tedesco e per questo bisognava avviare una vendetta
indiscriminata.
 All'inizio si limitarono a rapire qualche nazista, a portarlo nel
bosco e a strangolarlo. Per poi liberarsi del cadavere gettandolo nel
fiume più vicino. Poi si organizzarono per assicurare alla vendetta
una portata esemplare. E vararono due progetti. Il primo prevedeva
l'avvelenamento delle risorse idriche delle principali città tedesche.
Qualora fosse andato in porto avrebbe provocato la morte di almeno 6
milioni di tedeschi facendo pari con gli ebrei sterminati nei sei anni
di guerra.  Il progetto venne bocciato da diversi componenti di vari
gruppi sionisti che collaboravano con le  Brigate. Troppo orrore.
Andò in porto, invece, il Progetto B. Si trattava dell'avvelenamento
di massa delle SS prigioniere nei campi di concentramento alleati di
Dachau e Norimberga. Per mettere in pratica il piano due esponenti
delle Brigate si fecero assumere ne panifici che rifornivano  i due
campi di prigionia. Il veleno lo aveva fornito un chimico ebreo
italiano. L'avvelenatore di Norimberga venne scoperto e finì in
carcere. Non quello di Dachau che riuscì ad avvelenare migliaia di
prigionieri tedeschi. Ma gli americani intervennero con antidoti di
grande efficacia e soltanto pochi morirono. I vendicatori appresero
l’esito della loro operazioni dai giornali locali dove il numero
esatto dei morti variava da un quotidiano all’altro rimanendo, ancora
oggi, oscuro.
L’operazione dunque, non ebbe grande successo, né sul piano materiale,
dato che molte delle ex SS furono salvate dall’intervento dei medici
americani, né sul piano simbolico, poichè l’episodio non venne ripreso
né dai giornali nazionali né, tantomeno dalla stampa internazionale
per cui l’opinione pubblica ne rimase pressochè all’oscuro.
L'operazione-vendetta uscì dalle nebbie della fine del conflitto
soltanto molti anni dopo il 1946 quando le Brigate ebree si sciolsero
e con loro scomparve la volontà di sterminare il popolo tedesco. Senza
alcuna esclusione.

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