Rubriche | sabato 18 marzo 2017

Pillole di Storia. Quante aziende ancora oggi in attività hanno fatto i soldi con la macchina della morte nazista?

All'inizio erano campi di concentramento. Si soffriva, si moriva. Ma
l'uccisione dei prigionieri non era sistematica, non a livello
industriale come avverrà solo pochi anni più tardi. I deportati che
dovevano morire venivano finiti con un'iniezione di benzolo
direttamente nel cuore. O fucilati. Poi i nazisti avevano inventato i
pullman con porte e finestrini sigillati e un tubo che collegava lo
scappamento con l'interno del veicolo. Il monossido di carbonio
provocato dalla combustione non dava scampo. Una morte lenta ma non
dolorosa. Ma anche in questo caso le uccisioni andavano per le lunghe
e la lista di attesa era interminabile. Gli scienziati di Hitler per
sveltire l'operazione-annientamento erano andati a ripescare
l'invenzione di un chimico tedesco, Fritz Haber. L'acido cianidrico,
il famigerato Zyclon B., avrebbe potuto accorciare i tempi della
macchina della morte. Il veleno ideale per alimentare le camere a gas.
Lo Zyclon B. era prodotto da un'azienda che ancora oggi è in attività.
L'agente tossico era nato come antiparassitario grazie alla ricerca
del chimico tedesco Fritz Haber, Premio Nobel per la chimica, ebreo e
perseguitato dal regime. Haber morì nel 1934 prima di poter sapere che
la Degesh, azienda chimica di cui fu il primo direttore, avrebbe
prodotto il "suo" gas per sterminare uomini e donne della sua stessa
razza, di altre etnie, avversari politici e tutti quanti potevano
costituire un pericolo per il Terzo Raich. La Faber, colosso della
chimica che nel corso del conflitto assorbì anche la Bayer e l'Agfa,
ne acquistò il brevetto e si arricchì.
L'industria chimca che produsse il gas non fu l'unica a fare i soldi
con la macchina della morte. Alimentò le camere a gas, certo, ma per
il "dopo" ci volevano dei forni crematori, funzionali e garantiti,
indispensabili per smaltire migliaia, milioni di cadaveri. A fornirli
ci pensò nel 1940 la ditta J.A.Topf und Shone di Erfurt, paesone cher
nel dopoguerra si verrà a trovare nella Germania dell'Est. La ditta
accolse con grande interesse la richiesta delle SS. E, come prima
avevano fatto la Degesh e poi la Faber, anche la Topf und Shone si
arricchi con la fornitura e la manutenzione dei forni crematori di
Auschwitz, Dachau e Buchenwald.

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