Notizie | sabato 18 marzo 2017

Come si può ridurre o non pagare la Tarsu? - A cura del Dott. Mauro Finiguerra

La raccolta differenziata è sicuramente un servizio fondamentale per tutte le città, soprattutto per quelle turistiche come San Remo, di conseguenza, quando l’ente pubblico si muove, anche l’impegno dei cittadini è doveroso per migliorare la civile convivenza, anche se, talvolta, l’implementazione troppo rapida delle novità può divenire eccessivamente onerosa, sia sotto il profilo economico che psicologico.

La raccolta differenziata e la città


San Remo è divisa fra sostenitori e oppositori della raccolta differenziata cosiddetta “spinta” che il governo locale ha ritenuto di introdurre in modo radicale e rapido in città.


Passare da una raccolta differenziata, già in atto precedentemente, ad una differenziata “porta-a-porta”, in una città come San Remo, pervicacemente asserragliata all’interno delle barriere architettoniche dei piccoli condomini del centro storico, degli uffici e dei negozi stipati negli immobili delle zone centrali in particolare, o “spalmata” sulle zone periferiche dei nostri sette colli – Coldirodi, San Bartolomeo, San Giacomo, San Giovanni, San Pietro, la Villetta e Poggio - sicuramente costituisce un’ opera meritoria ma richiede anche la presenza di una organizzazione mitica, tanto che Sisifo al confronto avrebbe fatto meno sforzo nel subire la propria condanna.


Infatti, oltre alle barriere urbanistiche e architettoniche, l’altro enorme ostacolo è la barriera psicologica che, per gran parte dei cittadini, è difficilmente superabile e che spesso, giusto o sbagliato che sia, diviene motivo di ribellione alle nuove regole, soprattutto quando le cose, come sempre all’inizio dei grandi cambiamenti, funzionano male o non funzionano per niente.


L’implementazione di un cambiamento radicale nelle abitudini dei cittadini, soprattutto quando è un mutamento deciso, che richiede pazienza, maggiore impegno, maggiore sforzo economico, da parte di molte categorie di utenti, anche quelli meno agiati o che soffrono di maggiore rigidità per motivi strutturali o lavorativi, dovrebbe essere sempre condivisa in anticipo per evitare poi di trovarsi a fare i conti con le difficoltà ed i problemi quotidiani di tutti.


Quando poi, come sembra stia accadendo, gli obiettivi ambiziosi e ammirevoli posti dall’amministrazione, sono davvero difficilmente conseguibili per ostacoli tecnici e fisici insormontabili, la situazione rischia di degenerare.


In realtà tutti sono d’accordo sul fatto che l’obbligo alla differenziata non è dato solo dalla necessaria e consapevole esigenza di evitare di sprecare risorse e di tenere pulita la città, ma anche dalla direttive europee alle quali gli enti locali si devono adeguare.


Quello che non è invece forse ancora chiaro, è che il passaggio ad una raccolta differenziata “porta-a-porta”, che è la scelta effettuata dal Comune di San Remo, deve fare i conti col sistema e necessita di parecchio tempo per l’adeguamento.


La confusione è tuttavia possibile anche perché l’ente locale ha scelto, adottando il sistema della raccolta differenziata potenziata, di intervenire sulla eliminazione dei cassonetti stradali senza creare aree ecologiche specializzate in sostituzione, così al momento, i vecchi cassonetti sono stati sostituiti, solo in certe parti della città, con nuovi cassonetti molto più piccoli e delocalizzati rispetto alle aree precedentemente utilizzate, dotati di chiave e da utilizzare solo in alcune ore ed in alcuni giorni della settimana.


Pertanto da un sistema di raccolta differenziata già esistente con il quale, ad esempio, i locali ed i negozi del centro potevano conferire i rifiuti tipo cartone e imballaggi tutte le sere al termine delle attività lavorative, mentre l’indifferenziata poteva essere riposta nei cassonetti quotidianamente, oggi queste attività sono costrette a tenere la raccolta a volte per giorni in attesa di poter effettuare il conferimento al momento giusto o devono tenere dipendenti o titolari al lavoro fin ben oltre l’orario di chiusura per conferire, solo dopo le nove di sera, i rifiuti prodotti.


Tant’è, che sui social network da mesi, uno degli argomenti principali di discussione è costituito proprio dalla raccolta differenziata e gli interventi, spesso, trascendono dalla urbana conversazione e si indirizzano verso l’irrazionalità più assoluta.


I motivi di divisione sono generalmente almeno tre:


  • la reale possibilità di effettuare una raccolta differenziata “porta-a-porta” viste le barriere di cui sopra, coniugata con i presunti disagi della nuova modalità della raccolta;

  • i motivi della sostituzione dei cassonetti, visto che per conseguire il “porta-a-porta” sarebbe stato invece necessario provvedere alla loro sostituzione con la creazione di aree ecologiche dotate di strumenti di raccolta tecnologici ed innovativi o continuare massivamente con la raccolta diretta;

  • il lievitare considerevole della tariffa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti che è aumentata, probabilmente di una percentuale non rilevantissima, ma sufficiente a far percepire ai cittadini una mancanza di congruità fra il pagamento da effettuare ed il servizio ottenuto ed ottenibile.


Quali sono le norme


Ma vediamo quali sono le norme applicabili.


La Legge n. 147/2013 ha definito l’impianto di applicazione della ex Tari, oggi Tarsu e domani forse parte della futura Iuc.


Tale norma ha basato l’applicazione della Tarsu su tre provvedimenti comunali:


  • il piano economico-finanziario del servizio

  • il regolamento di applicazione della tassa

  • la delibera tariffaria


E’ davvero singolare che nelle discussioni pubbliche difficilmente vengano richiamati questi tre elementi che sono documenti pubblici ai quali qualsiasi cittadino può facilmente accedere.


Perché è dall’esame delle decisioni prese in quei provvedimenti che si può comprendere perché la tassa aumenti a seguito della raccolta differenziata invece che diminuire o restare stabile.


E’ da quei documenti che si può comprendere quanto costa il servizio in totale e che quel servizio deve essere gestito con le sole risorse dei cittadini non potendo l’ente locale utilizzare risorse generali per sostenere questa spesa, che deve essere sostenuta con il solo introito della tassa.


Unica eccezione è la categoria delle eventuali agevolazioni di valenza economico-sociale spesso fondate sugli indicatori Isee o per condurre a determinati comportamenti, infatti, in questo caso, l’ente locale potrebbe decidere di agire sulla fiscalità generale concedendo una autorizzazione di spesa che permetterebbe ai cittadini meno agiati una riduzione del costo della Tarsu.


Quali sono le riduzioni consentite


La Legge consente due tipi di riduzioni alla tariffa, quelle obbligatorie e quelle facoltative.


Quelle obbligatorie sono:


  • le riduzioni per il mancato espletamento del servizio, cioè si tratta di riduzioni obbligatorie che operano, per legge, in presenza di carenze del servizio rispetto all’assetto organizzativo che è stato prefigurato, con una riduzione della tariffa fino ad un massimo del 20%;

  • le riduzioni nelle zone in cui non è effettuata la raccolta, cioè se per ragioni di carattere tecnico che poggiano sull’assetto organizzativo del servizio che deve mappare le zone del territorio comunale e definire la modalità e periodicità della raccolta, la raccolta non viene espletata, le utenze che non vengono coperte hanno diritto a una riduzione dell’intera tariffa che va determinata, dal regolamento, con un abbattimento almeno pari al 40%;

  • - le riduzioni per la raccolta differenziata riferibile alle utenze domestiche, in questo caso la legge prevede di assicurare questa tipologia di riduzione rendendola così obbligatoria, infatti esiste il Dpr 158/99 che, all’articolo 7, rende possibile proporzionare queste agevolazioni ai risultati singoli o collettivi, con riduzione delle tariffe variabili, attribuendo una riduzione dei costi come premio per i risultati ottenuti dalla raccolta differenziata, oppure per i benefici derivati dal recupero dell’energia o di altri materiali. A fronte di questi premi individuali ovviamente l’ente locale dovrà monitorare il servizio controllandolo puntualmente per verificare il comportamento degli utenti, trovando le sanzioni unica ragione nell’effetto premiale della raccolta differenziata che costringe ad una sforzo e ad un impegno maggiore tutti i cittadini. Fra questi comportamenti premiali il più frequente è il compostaggio degli scarti dei rifiuti urbani, per utenze domestiche, per l’utilizzo del prodotto in sito, anche se effettuato da comunità che si impegnano ad apportare il prodotto presso il luogo di utilizzo, ciascuno per la frazione che conferisce.


  • La Legge invece definisce come riduzioni o esenzioni facoltative, i seguenti casi:


  • - abitazione con unico occupante;

  • - abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o altro uso limitato e discontinuo;

- locali diversi dalle abitazioni ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo, ma ricorrente

- abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero ( si ricorda l’abbattimento dei 2/3 già prevista dall’articolo 9 bis dl 47/2014 per i pensionati in paese d’origine) ;

- fabbricati rurali ad uso abitativo;

- attività di prevenzione nella produzione di rifiuti, commisurando le riduzioni tariffarie alla quantità  di rifiuti non prodotti, infatti ai sensi della L. n. 221/2015 questa misura è stata introdotta come possibile riduzione, anche se nella realtà sembrerebbe non facilmente praticabile e necessariamente collegata a un ciclo temporale preventivo per stabilire la misura dei comportamenti virtuosi.


Come fare ad ottenere la riduzione o l’esenzione dalla Tarsu


Il Comune di San Remo prevede le riduzioni obbligatorie, con differenti percentuali, anche se a volte solo con riferimento a particolari fattispecie (rifiuti speciali, compostaggio, ecc.)


Prevede anche riduzioni facoltative, ad esempio nel caso di abitazioni con un solo occupante, di attività stagionali (ma solo con riferimento agli stabilimenti balneari), di case di proprietà di pensionati o cittadini residenti all’estero.


I casi di esenzione non sono stati trattati in quanto sono effettivamente molto limitati e da dimostrare con documentazione certa ed oggettiva, ad esempio la totale assenza di mobili e di allacciamento alle utenze (elettrica, gas, acqua) dell’immobile di cui viene richiesta l’esenzione, ma anche ogni altra prova adeguata oggettivamente a dimostrare che nell’immobile non viene prodotto alcun rifiuto o vengono prodotti unicamente rifiuti speciali che vengono smaltiti autonomamente senza ricorrere al servizio pubblico.


In ogni caso è necessario richiedere la misura agevolativa o l’esenzione compilando gli appositi moduli disponibili presso l’ente locale ed allegando una chiara descrizione della situazione ed i documenti oggettivi, corredati anche da fotografie ove necessario, per dimostrare che si ha diritto alla riduzione od alla esenzione.


Infine, quando gli elementi oggettivi sono tali da poter ricondurre alle ipotesi sopra specificate, pur potendo agire direttamente in prima persona, potrebbe essere intelligente confrontarsi con i propri professionisti di fiducia perché, soprattutto recentemente, sono state emanate diverse sentenze favorevoli ai contribuenti in particolari casi pratici affrontati dai giudici, nei quali potrebbero ricadere anche alcuni utenti locali.


Gli utenti possono dunque utilizzare tutti gli strumenti che la legge e la giurisprudenza mette a loro disposizione per ottenere il riconoscimento dei propri diritti ed una sana azione legittima, individuale e/o collettiva, è sicuramente più utile rispetto a troppe parole sprecate.


Dr. Mauro Finiguerra

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