Rubriche | sabato 11 marzo 2017

Pillole di storia. Quando il padre di Anna Frank difese il nazista che aveva scoperto il nascondiglio e li fece deportare tutti nei campi di sterminio: "Ha solo fatto il suo dovere di soldato"



Padre, marito, anch'egli deportato nei campi di sterminio nazisti. Lui
sopravvisse, la moglie e le due figlie vennero annientate dalla
macchina della morte creata da Hitler. Ma non cercò vendetta. E alla
resa dei conti, quando il nazista che lo catturò trasformandosi
nell'ingranaggio principale della fine della sua famiglia venne
rintracciato e arrestato dagli americani, lo difese dicendo che aveva
soltanto fatto il suo dovere di soldato.Un gesto da galantuomo fatto
da un padre e marito che non cercava ven detta ma soltanto giustizia.
E' la storia di Otto Frank, padre di Anna, autrice del più famoso
"Diario" nella storia dell'Olocausto, e dell'ufficiale austriaco Karl
Josef Silberbauer, un poliziotto di Vienna che, arruolato nel servizio
di sicurezza delle SS, nel 1944 ad Amsterdam scoprì il nascondiglio
dove la famiglia Frank e altri ebrei avevano trovato rifugio e dove
vissero per più di  due anni con il terrore di essere trovati.
Il 4 agosto del 1944 Karl Josef Silberbauer con una squadra di SS e
uomini della Gestapo raggiunsewro il palazzo di Prinsengracht 263 di
Amsterdam dove erano nascosti gli ebrei. Erano stati traditi dalla
soffiata della sorella di una delle donne che li avevano aiutati a
nascondersi e che per due anni li avevano assistiti. Otto Frank e la
moglie furono deportati ad Auschwitz, le figlie Anna e Margot a Bergen
Belsen. Solo Otto sopravvisse.
Dopo la guerra l'ufficiale nazista ritornò in Austria da uomo libero e
tornò a fare il poliziotto. Solo nel 1954, due anni dopo la
pubblicazione del "Diario di Anna Frank", si cominciò ad indagare su
quella drammatica vicenda. Ma con scarso successo. Nel 1958  il
cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal rintracciò  due agenti dei
servizi segreti tedeschi, che, messi alle strette di fronte
all'evidenza dei fatti, fecero il nome di Silberbauer. Ma per
incriminarlo ci volevano prove e testimonianze certe. Wiesenthal
chiese aiuto a Otto Frank ma questi rifiutò sostenendo che l'ufficiale
aveva fatto soltanto il suo dovere. Il cacciatore di nazisti non si
diede per vinto e, dopo aver rintracciato 14 austriaci con lo stesso
nome di Silberbauer, riuscì a mettere le mani sull'ufficiale che aveva
arrestato Anna Frank e tutta la sua famiglia. Era il 1963. Erano
trascorsi quasi 20 anni dalla fine della guerra.
L'arresto del nazista fece il giro del mondo, ma alla fine
dell'inchiesta le autorità viennesi e la polizia di Amsterdam
archiviarono il caso grazie anche alle dichiarazioni benevoli di Otto
Frank che, nonostante tutto lo'orrore che lo aveva travolto, lo aveva
difeso  sostenendo che l'ufficiale aveva eseguito un ordine e si era
comportato correttamente e senza crudeltà durante l'arresto.
Silberbauer tornò al lavoro nelle forze di polizia a Vienna. Suo
incarico: la gestione dell'archivio criminale. Non ebbe figli e morì
nel 1972 a Vienna. I ricordi di Silberbauer sull'arresto erano
particolarmente nitidi, soprattutto riguardo Otto e Anna Frank. Quando
chiese a Otto Frank da quanto tempo vivessero nascosti, Frank rispose
"Due anni ed un mese". Silberbauer rimase incredulo, finché Otto
mostrò un segno sul muro che indicava l'altezza di Anna all'inizio
della loro permanenza in quella casa, facendogli così notare quanto
fosse cresciuta. Silberbauer non disse mai ai suoi superiori chi gli
fece la soffiata, se non che era una fonte sicura e non fu possibile
avere altre informazioni in merito. L'ufficiale superiore, che aveva
originariamente preso la telefonata, si suicidò dopo la guerra.

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