Rubriche | sabato 11 marzo 2017

Laura Valente, un talento puro di musica e parole - di Maurizio Scandurra

Dal pop d’autore ai Matia Bazar, al teatro alla letteratura: eterogenesi di una figura intensa della cultura italiana

Nella musica e nella cultura italiana c’è una donna, un’anima nobile e intensa che occupa di diritto e appieno un posto speciale. Il suo nome è Laura Valente. Raffinata solista negli anni ’80, già voce degna di nota in importanti duetti al fianco di artisti del calibro di Gianni Bella, Mario Lavezzi ed Eugenio Finardi, la sua popolarità esplode a partire dagli anni ‘Novanta quando viene scelta a ricoprire un ruolo difficilissimo: quello di nuova vocalist dei Matia Bazar, rimasti nel frattempo orfani dell’intrigante Antonella Ruggiero.

Un compito arduo, che l’ottima musicista, polistrumentista e cantautrice milanese vince nel tempo, affidandosi a uno stile personale scevro da sterili emulazioni, e dando prova di una vocalità intensa, struggente, moderna e ricercata al tempo stesso sulle sue tangibili tonalità di soprano leggero anch’essa, proprio come chi l’aveva preceduta.

Ai genovesi Matia Bazar Laura apporta tutta la concretezza di una nuova scrittura e la genuinità di un rock melodico sanguigno, distante dagli sperimentalismi evocativi e visionari dell’elettronica propriamente caratterizzante del gruppo di cui era diventata la nuova intensa frontwoman, ma ugualmente fresco e ricercato, in un sereno e contagioso impasto di vocalità suadenti e melodie sognanti.

Tant’è che con i Matia Bazar – cui restituirà nuova linfa, futuro e vitalità per quasi dieci anni - lascerà il segno nel 1992 e nel 1993 anche al ‘Festival di Sanremo’ sulle note rispettivamente di ‘Piccoli Giganti’ e ‘Dedicato a te’, entrate entrambe doverosamente nel novero dei cavalli di battaglia del gruppo, a seguito del successo televisivo e radiofonico riscontrato in quel biennio di fuoco al Teatro Ariston con la conduzione e l’ottima direzione artistica del geniale Pippo Baudo.

La musica è sempre stata di casa, nella vita e nella casa di Laura Valente. Nel 1985, infatti, il Destino ha voluto che a incontrarla fosse l’indimenticabile Pino Mango, con il quale nascerà una intensa collaborazione artistica: ma che, soprattutto, diventerà l’uomo della sua vita per ben trenta lunghi anni (prima della prematura e improvvisa scomparsa del grande cantautore lucano, nel dicembre del 2014).

Laura, nel frattempo, lascerà i Matia Bazar nel 1998, a seguito della scomparsa nel luglio di quello stesso anno, in seguito a un male incurabile, di Aldo Salvatore Stellita, storico fondatore, bassista e paroliere, ma soprattutto grande anima e mente dei Matia Bazar dal 1975 ad allora.

Archiviata la parentesi con la band genovese, l’artista si dedica appieno alla famiglia Mango, che si arricchisce e completa nel frattempo, rispettivamente nel 1995 e nel 2001, di due preziosi gioielli: il primogenito, Filippo, e la seconda figlia, Angelina.

Dividendosi tra la Basilicata di Lagonegro, città natale di Mango e sede della loro casa coniugale, e Milano, Laura Valente fa la mamma a tempo pieno, segue da vicino gli sviluppi dell’ottima carriera del suo Pino che macina nuove emozioni intense a ogni nuova uscita discografica: ma non abbandona mai del tutto la musica.

Anche se sporadicamente e saltuariamente, la Valente torna negli anni a farsi sentire con tutta la magia della sua voce incantevole: facendo da corista nei dischi di Mango, o duettando con il virtuoso consorte sia nei cd (sulle note de ‘Il dicembre degli aranci’) che di nuovo con lui sul palco del ‘Festival di Sanremo’ (in ‘Chissà se nevica’, del 2007).

Partecipando anche a colonne sonore come quella incisa per il film Tv ‘Padre Pio’ con Sergio Castellitto, o intervenendo come special guest in opere pop (come quella interpretata a Milano con lo stesso Mango e Angelo Branduardi insieme) e liriche come quelle dedicate all’imperatore romano Traiano (in cui la Valente ha omaggiato intensamente tre delle più belle canzoni di Giuni Russo cimentandosi in affascinanti performances solo piano e voce), e a Maria Callas.

Affiancando inoltre, all’attività teatrale con personalità autorevoli quale quelle di Alessandro Sena, André De La Roche e Yasmin Sannino, anche un percorso formativo di tutto rispetto che la vede tuttora tra i migliori docenti del ‘corso interpreti’ del ‘CET’ di Mogol, la storica accademia di formazione artistico-musicale fondata dal padre nobile di tutti i parolieri in Umbria, nel 1992.

E diventando, nel 2016, Membro della Giuria di Qualità della seconda edizione del Festival di Sanremo diretto e condotto da Carlo Conti, il quale ha ricordato per l’occasione con affetto Pino Mango dal palco del Teatro Ariston.

A Laura – che conduce ogni domenica alle 12.30 sulle frequenze di ‘RadioInBlu’, emittente cattolica italiana per eccellenza, l’ottimo programma di libri e letture dal titolo ‘Pensieri e parole’ - si deve anche la cura e la silloge, realizzata insieme ai due figli Filippo e Angelina, dell’ultimo libro di poesie – dal titolo ‘Tutte le poesie’ (Edizioni Pendragon, Bologna) frutto dell’estro e della sovraffina sensibilità del marito, tanto bravo con le canzoni quanto con i componimenti lirici, uscito nelle librerie a fine 2015 e coronato da meritati e molteplici attestati di stima di critica e pubblico.

Un volume prezioso, dato alle stampe anche con l’aggiunta dei primi due compendi poetici di qualche anno prima, nel frattempo andati esauriti, in cui si respira a pieni polmoni la ricchezza inesauribile dell’anima candida di un uomo, come Pino Mango, innamorato e cantore come pochi della Bellezza e dell’Immenso con tutte le sue suggestioni, colori e sfumature.

Ma a Laura Valente si deve soprattutto l’esempio di tutta la delicatezza sincera di un’artista sensibile e poliedrica, che si muove con discrezione e passo felpato negli orizzonti del sapere in cui si cimenta.

E che ha saputo soprattutto dimostrare negli anni che la concretezza e l’eleganza di forme e contenuti - nella musica e in ogni sua differente espressione, letteratura e teatro compresi - restano nel tempo e fanno davvero la differenza. Anche nel silenzio. Anche lontano dai riflettori.

Ti potrebbero interessare anche: