Notizie | sabato 18 febbraio 2017

“Niente è rifiuto, tutto può essere trasformato” - di Andrea Federigi

 Nel 2012 la produzione totale di rifiuti delle attività economiche e domestiche nell'Unione Europea ammontava a 2515 milioni di tonnellate, con una media di 4984 kg per abitante. Di questi, circa 100 milioni di tonnellate sono stati classificati come rifiuti pericolosi: questo particolare tipo di prodotti può rappresentare un rischio concreto per l'uomo e l'ambiente in caso non vengano gestiti e smaltiti in maniera sicura.

L'odierno sistema economico, che viene definito lineare, si basa sul paradigma “prendi, produci, usa e getta”: una volta concluso il ciclo del prodotto, dopo che ne abbiamo quindi goduto, questo diventa un rifiuto. In questo modo, il meccanismo economico entra in un loop in cui è costretto a ripetere lo stesso schema senza sosta: estrazione delle materie prime, produzione, consumo, smaltimento. Invece di essere riutilizzati o riparati, i beni vengono buttati e sostituiti da nuovi prodotti. È facile capire che ci si trova di fronte ad un sistema insostenibile che, oltre agli spaventosi sprechi di energia e agli elevatissimi livelli di emissioni di CO2 (concentrati specialmente nella fase produttiva), produce tonnellate di rifiuti che dovranno poi essere smaltiti, comportando costi economici elevati per la società e rischi per l'ambiente.

Nel 2014, presentando gli obiettivi dell'Unione Europea in materia di riciclaggio, l'allora commissario per l'Ambiente Janez Potočnik ha dichiarato: «Nel Ventunesimo secolo, caratterizzato da economie emergenti, milioni di consumatori appartenenti alla nuova classe media e mercati interconnessi utilizzano ancora sistemi economici lineari ereditati dal Diciannovesimo secolo. Se vogliamo essere competitivi dobbiamo trarre il massimo dalle nostre risorse, reimmettendole nel ciclo produttivo invece di collocarle in discarica come rifiuti».

Questo, in sostanza, è il principio su cui si basa l'economia circolare: in pratica, un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo, in cui i flussi di materiali biologici possono essere reintegrati nella biosfera, mentre quelli tecnici rivalorizzati senza diventare rifiuti. È difficile stabilire con chiarezza da chi e quando abbia avuto origine quest'idea, ma in un Rapporto alla Commissione Europea del 1976 Walter Stahel e Genevieve Reday, per la prima volta, presentarono la visione di un sistema economico rigenerativo che basava i suoi punti di forza su risparmio di risorse, riduzione dei rifiuti e aumento dei posti di lavoro.

Siamo di fronte a un nuovo modo di fare business e di vedere il sistema produttivo: come nei cicli naturali, ogni fine rappresenta un nuovo inizio e, così, il concetto di fine vita di un prodotto è sostituito dal concetto di trasformazione I principali obiettivi che l'economia circolare si pone sono la necessità di progettare beni di lunga durata, le attività di ricondizionamento e il riuso dei materiali. Inoltre, eliminando la fase di estrazione e di produzione, si limitano lo sfruttamento di risorse energetiche e le emissioni di CO2.

Nella nostra provincia, in questo senso, possiamo vantare un bel primato: infatti, dal 2014, è attiva la prima azienda europea di consulenza ambientale nel settore informatico. Avendo sviluppato un software innovativo in grado di effettuare il calcolo certificato di emissioni di CO2, in collaborazione con il Master in 'Resource Economics and Sustainable Development' della Facoltà di Economia dell’Università di Bologna, Green Idea Technologies, riesce a proporre a Pubbliche Amministrazioni, aziende e privati, soluzioni per rendersi eco-sostenibili dal punto di vista informatico. Ispirandosi ai valori dell'Economia Circolare, è il primo distributore a livello europeo di prodotti per la stampa rigenerati e hardware (PC, tablet, smartphones) ricondizionati, prodotti usati che vengono reimmessi sul mercato, solo dopo aver attraversato 18 step di riqualificazione, evitando così l'estrazione di nuove risorse e la produzione di altre apparecchiature elettroniche.

Sempre maggiormente le aziende che operano sul mercato hanno la responsabilità di attuare scelte orientate alla costruzione di un futuro sostenibile, e che al contempo sensibilizzino l'opinione pubblica su quelle che saranno le sfide del prossimo decennio: diminuire lo sfruttamento delle risorse, abbassare i livelli di CO2 ed eliminare tutti gli sprechi energetici.

 

Andrea Federigi

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